Incantesimo Barocco PDF Stampa E-mail

Incantesimo Barocco
Il 600 nelle collezioni private sammarinesi
a cura di Andrea Emiliani

Galleria San Marino, Palazzo Arzilli
18 Dicembre 2010 - 6 Febbraio 2011

Incantesimo Barocco - il 600 nelle collezioni private sammarinesi

In nomine Maecenatis! Già, pensando al “vecchio” Mecenate - romano d’epoca augustéa ed Augusto protettore delle arti, delle lettere e delle scienze - si può testimoniare, con gratitudine, la solerte presenza di alcuni sammarinesi e di una banca che si sono fatti, appunto, mecenati per la mostra “Incantesimo Barocco”. Mostra che già scende, fra sussurri sodali e colte attese, dal Titano fino al mare e da San Marino alla Penisola. Non per nulla, i nostri mecenati concedono in mostra, per tutti gli appassionati delle arti figurative, i loro “segreti”. Così, la “Galleria San Marino” di Palazzo Arzilli, è ancora una volta la colta ribalta per il protagonismo di quadri, sculture e quant’altro che, viceversa, sarebbero visibili a pochi fortunati.
La qualificante lettura delle tele - e della loro non meno importante scelta “fior da fiore”- compiuta dal Professor Andrea Emiliani - e comunque conservata al suo testimone critico - non ha bisogno di aggettivi per mettere in evidenza la sua notorietà professionale.
Grazie alle Banche ed ai privati sammarinesi - che pensiamo di onorare in queste righe - e grazie a onori sostenibili e competenza riconosciuta e fattiva, ecco che trenta tele hanno abbandonato il chiodo recesso per le luci del nostro “spettacolo”. Un tale assunto, facilmente condivisibile, svela come si possano rendere concreti meriti culturali di primaria qualità. Meriti, troppo spesso, taciuti ed altre volte “ammirati” con supponente distrazione.
La mostra sul ‘600 ha, inoltre, la fortuna di correre in un periodo molto stimolante. Perché accerta come un evento, perfezionato da una galleria privata, possa -senza alcun senso d’inferiorità culturale e formale- misurarsi con ben altre proposte. Comunque benemerite.
Fino a questi giorni, la “Galleria San Marino” ha percorso un buon itinerario potendo così testimoniare la vitalità e la - non meno vitale - memoria di celebrati maestri.
Questa volta si “esibiscono” in San Marino distinte opere di pittori del ‘600. Ritratti, paesaggi, racconti biblici, nature morte e via dipingendo! Vi si può leggere la rivoluzionaria realtà cromatica, grafica, scenografica che il XVII ed il XVIII secolo hanno imposto in perentori termini “più duraturi del bronzo”.
Quel ‘600 che -in ogni ambito dell’arte, dalla pittura agli altri della scultura, dell’architettura e delle lettere- reagisce alle regole e alle maniere dei secoli precedenti. E, dunque gli spigoli (non soltanto nelle arti figurative) si arrotondano, le prospettive perdono modi codificati, le cupole abbracciano altri spazi che non le precedenti. Nella scultura emergono nuovi i “costumi di scena”. Nella letteratura la fantasia è già libera non solo da costrizioni religiose. In tutta Europa si diffonde la fama di grandi maestri che non disdegnano di tenere presente per le proprie opere, opere di altri. Cantarini, il Pesarese, e Rembrandt sono quasi coevi…
Tutti i maestri d’Europa han dovuto memorizzare, e far dunque trapelare nelle loro tele, la “Grande Magia di Caravaggio”. Del caposcuola che ha scisso la luce dall’ombra per poi riaccostarle, sovrapporle, “annebbiarle” e farne “un’anima” che scintilla nei colori e solleva, dalla tela, tagli di lumi a dir poco memorabili: come le scene, in bianco e nero, dei grandi maestri della fotografia, in pellicole cinematografiche divenute “un culto” e tali da essere ricordate e rivisitate per sempre. Appunto come Caravaggio, che muore nel 1610 e vivrà tuttavia per cent’anni e più, memorizzato, quale ispiratore evidente, da altri maestri a venire. Non per nulla, c’è un’illustre sequela di nomi, celebrati ab antiquo, o riscoperti più tardi, che -in una galleria ideale- potrebbero esser mostrati con eguale onorante evidenza. Per farne alcuni nomi, ecco i Carracci e Reni, presenti in mostra. E, poi, evocati e celebrati per “affinità elettive”: Van Dick, Dominichino, Lanfranco, Pietro da Cortona, Caracciolo, Salvator Rosa, Spagnoletto. Nomi che sono anche qui citati perché chi li legga poi non si vieti la “fatica” di guardarne le opere, o sui libri o sui computers. Ed in ciò - si potrà convenire - è perfetto il fine di ogni evento culturale, anche e segnatamente di questa mostra. Si vuol dire del FINE suscitatore d’intelligenti curiosità in chi ascolta e vede non distrattamente!

Francesca Brugnettini

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