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Pesaro, teatro e cultura di Sicilia e Sardegna
con l’opera dei “Pupi” ed “I Mamuthones”

PESARO 1 Luglio 2000 - Piazza Collenuccio
Presentazione di Melo Freni

Pupi e Mamuthones

Il Sagittario delle Idee ha proposto, ai pesaresi, due testimonianze culturali importanti di Sicilia e Sardegna. Due testimonianze, radicate ai miti ed alla storia del Mediterraneo profondo. Infatti, Pupi e Mamuthones sono, rispettivamente immagini concrete, sedimentate da secoli, delle credenze pagane proprie dei riti di fecondazione dei campi a primavera e memoria drammaturgica delle invasioni, delle guerre, della fede - spesso maschera fanatica sul volto del primato economico - che hanno coinvolto i popoli mediterranei, innanzitutto schierati come cristiani, ad occidente, e mussulmani, ad oriente: … ieri come oggi, del resto!
E I Mamuthones e Pupi, quali immagini concrete del passato - che sopravvive discendendo le generazioni per teatri e riti folkloristici - sono, dunque, semi preziosi per fare aprire, in chi è colto e in chi vorrebbe esserlo, il fiore civilissimo della curiosità umanistica, che prima spinge alla documentazione e quindi svolge tutti i “colori” del fascino.
Non per nulla chi si farà spettatore, in Pesaro, delle recite dei Pupi - meglio dell’Opera dei Pupi - di Catania, avendo buone memorie liceali e simili, ritroverà nei corruschi canovacci dei pupi in scena, volti, armature, durlindane, amori e “la gran bontade dei cavalieri antichi”. Insomma, Lodovico Ariosto e L’Orlando Furioso!
Ma c’è di più, l’Opera dei Pupi non è sicuramente estranea a tutta la civiltà mediterranea ed europea che corre. Perché nei racconti scenici del suddetto teatro, le guerre di Cristiani e Saraceni nell’alto medioevo - con la loro contrapposizione armata, religiosa, espansionistica, e perfino, con il dialogo per tolleranti armistizi - sono le stesse guerre che tuttora contrappongono l’Oriente mussulmano all’Occidente cristiano.

E, dallo spettacolo tradizionale di Catania, ecco una celeberrima tradizione di Sardegna, di Gennargentu, di Barbagia.
Ecco i Mamuthones di Nuoro. Di dove vengono, chi sono? Vengono dall’alta mitologia greca e dalla sua discendenza romana.
Ed anche se le interpretazioni che li raccontano sono diverse, tutte concordano nel ritenere i Mamuthones memoria superstite dei miti pagani,ampiamente condivisi da tutte le popolazioni del mediterraneo antico, celebrati per il ritorno della primavera sulla terra, per la purificazione dei campi, delle messi, ed in uno, della fertilità anche della donna. Altrove, in questo “programma di scena”, c’è un’esauriente miscellanea di tesi sui Mamuthones. Qui, sembra utile ed interessante dare degli stessi l’interpretazione che fu di Silvio D’Amico.
In un libro intitolato “La nascita del Comico”. Per Silvio D’Amico I Mamuthones sarebbero la memoria formale di personaggi mitologici del corteggio che, dagli Inferi, riaccompagnava, a primavera, Proserpina (per i greci Persefone) alla madre greca Demetra o all’equivalente, romana, Cerere. Erano annoverabili ai diavoli dell’inferno cristiano.
Neri nei volti perché del regno dei morti, terrificanti col rumore di armi battute sugli scudi (poi campanacci), I Mamuthones sono dunque restati nei riti della primavera anche come antagonisti spaventosi di spiriti nemici della fertilità dei campi.

 
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