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Mostra : Ernesto Lamagna L’Accademico Pontificio e le arguzie “popolar-chiques” Ernesto Lamagna: il Maestro, L’accademico Pontificio e - soprattutto - il sempreverde Napoletano che mette l’ottimismo - paziente, colto, ironico, della sua terra d’origine - e nelle arguzie e nei costumi e nelle vesti - perfino “popolar-chiques” - del Romano de’ Roma. E’ dunque in Napoli ed in Roma “Il progresso dietro le spalle” dei riferimenti umanistici e della pietas civile di Lamagna. Pertanto il Maestro forma nel bronzo esempi di umanità lacerata, sofferente, triste. Un’umanità che, tuttavia, ride anche nel grande pianto come certi scugnizzi dei Quartieri Spagnoli sorridono alla speranza che c’è nel sole di Napoli mentre hanno i piedi nel fango; poi Roma, con le sue innumerevoli “vie delle arti” ai luoghi deputati delle stupefacenti memorie classiche: del misticismo “interrato” dei primi artisti cristiani in mostra nelle catacombe e nelle prime chiese. Poi, la fuga degli stili e delle forme fino al rinascimento, all’epopea neoclassica, alla modernità. Una Corte dei Miracoli nei nostri giorni Ernesto Lamagna, dunque, ha messo e mette nel bronzo, ma non solo nel bronzo, riferimenti estetici e formali delle emozioni che ha subito camminando in una esposizione di opere d’arte di tutti i tempi. Quindi, la sua creatività ed il suo impegno poetico plasmano una corte dei miracoli per un grande Cristo contemporaneo, aspro di riferimenti gotici: un Grande Cristo che oggi da Assisi, come un Frate Francesco “nudo sulla terra sola” implora e benedice: perchè il seme di un potere, molto spesso tragico per le nazioni, mantenga la sua minaccia di diventare grande dentro un “giocattolo” di bronzo e ferro, con le fattezze di un bambino, determinato ad emulare, più tardi, i fasti e gli sfasci di un Napoleone pensato come archetipo di sventure. Così, il “napoleonismo” ingiusto “s’imbrozi” come Sogno di potere su un cavallo... a dondolo! perchè il legame cristiano, alla tradizione occidentale, imponga una “forte missione” ad una emblematica immagine: Ecce mater dulcissima”. La figura di una vecchia madre. Di un vecchia serena Madre, immemore del presente ed assorta nel passato, che stringe fra le mani la maschera del figlio: per sancire, nel bronzo, il volto della famiglia -come deve essere!- e l’amore figliale come ancora è ma.... non sempre! La scultura è, dunque, accorata e drammatica. Così trafigge l’osservatore. Perchè, chi la guardi si persuada del primato immutabile degli affetti, dei costumi, dei legami e dell’amore interpretati e vissuti secondo l’insegnamento - sia pure più volte trasgredito - del cristianesimo. Di una religione che non è soltanto “precetto” e rito ma anche compendio laico di norme tolleranti per la vita di tutti i giorni. perché vi sia dovuta meditazione sull’ampio luogo deputato alla tarda persistenza della vita e della vitalità umana. Perché, li!, dove recita la senilità, con i suoi acciacchi e le consolazioni della saggezza, abbia libero e riverito e tutelato manifestarsi il soliloquio della follia inerme. Così che il “Vecchio Acrobata pazzo” possa ondeggiare fra il tutto e il niente del tempo andato e dell’altro che è. E giochi sul carriolino dell’infanzia, con un caro irrinunciabile balocco contemporaneo e schiavista, un cellulare consunto. E ritorni, ignudo e casto, al volto del primo amore ed al non meno innocente primo orgasmo del ragazzo che fù! E, per la drammatica - ma indulgente! - orazione nel bronzo sulla senilità che “culla” la memoria di giorni lontani, nella capacità trasfigurativa della follia, Ernesto Lamagna penetra la materia con la sua ispirazione e la manomette con dati tecnici magistrali. Ecco patine -e lucenti e screziate- che dettano -per il tramite dei volumi della scultura e dei piani che s’intersecano per l’armonia tridimensionale delle forme- un “mormorio” di sensazioni bellissime. Sensazioni che fanno salire lo spettatore alla ribalta dove recitano il Vecchio e il Bronzo. perché come disse Orazio - “Non omnis moriar. Exègi monumentum aere perennius” (Non morirò del tutto. Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo) - Lamagna sa dire. Infatti, si tramanda ai posteri senza patemi d’inutile modestia. Fà della vita, appena spenta, una metafora poetica della vita che si riaccende. Cita Pavese: “Verrà la Morte ed avrà i tuoi occhi!”. Quindi, forma una maschera accesa -appunto- da due occhi stupefatti. La maschera come simulacro, per la dimensione altra, di un corpo che fu! Un corpo fino all’ultimo istante consapevole di una pudìca e necessaria, bellissima, inèzia... coprire il pube come Eva nell’Eden bandito. Mentre permane, nell’abbandono supino delle forme, lasciva una memoria di inquietante femminilità. Quindi gli occhi stupefatti, vivissimi, sopra il grido inespresso, alle labbra dischiuse e “maravigliate”, della maschera. Maschera perfino ostentata dal braccio non ancora irrigidito dal rìgor mortis. Dunque, per il Grande Cristo - che implora e benedice la bronzea corte dei miracoli - Lamagna ha saputo “prostrare” anche le “certe incertezze” sull’aldilà! Tuttavia, ilmaestro, l’artista fino, il gentiluomo colto, non rinuncia al segno distinguibile e grande dell’ironia: perchè il titolo pavesiano della sua scultura lascia credere che il Maestro abbia anche letto, sorridendo, una celebre parodia: “Roma, infarto in trattoria - Verrà la morte e avrà i tuoi gnocchi (Gino Patroni). Tutto ciò, per ricondurre - in una tesa, alta, drammaticità “extraterrestre” - la dimensione umana del sorriso. perché si dilati, nel nome della carità, e per i diritti naturali, la comprensione per ogni essere umano. “Così, come vi son formiche rosse / così, come vi son formiche nere” avrebbe scritto Guido Gozzano. Così, come “scrive” nel suo bronzo Ernesto Lamagna. Dove racconta- e sa turbare l’uditorio- con la maschera ed il volto possibili di un uomo che gioca seduto. Avendo sulle ginocchia, gambine divaricate, capo reclinato e retroverso -come in un inorridito rifiuto- una bambina...”vestita” da Bambola di pezza. La scultura - soprattutto per quella maschera di “gesso” che esprime un intento di “lavoro osceno intimo” sollevata sopra un volto “falso” - é un grido lacerato di scandalo? La scultura è un’assoluzione? La scultura è una testimonianza - sia pure inquietante - per “i diversi” oggi comunemente detti uomini e donne eterosessuali?!!. Ciascuno, a sera, dopo aver rasentato tutti i bronzi esposti in Assisi, col suo grave fardello d’una risposta, metta la pace dov’è la controversia. Metta la guerra se non sa far la pace. Il resto, a Dio. Al grande Cristo che implora e benedice reclinato sulla sua corte dei miracoli. In una estate Umbra. Lassù alla galleria della ex Pinacoteca. Nella piazza grande della città di Francesco. perché, in terra e forse anche altrove, i nani che si fanno grandi - come nell’allegoria “infissa”, increspata, dal Maestro nell’inquietante “MINOR Taurus” - abbiano, il più delle volte, un’illuminazione francescana di umiltà! Perchè la presunzione, l’ira degli imbecilli, la violenza di chi s’innalza sopra gli altri arrampicandosi sulle spalle dei semplici sappia!: c’è sempre, in agguato giusto, il filo di Arianna. Un filo che guida, nelle “spire” dei vertiginosi labirinti mentali dei nani che si credono giganti, un Teseo vindice. Un Teseo che brandisce la spada della delusione cocente, della sconfitta drammatica, e ed anche della pietà per dar pace al “sepolto”. |



